515 112. Ed ecco, la gente accorre in massa, e glorifica
Dio, dicendo: «Lodato e benedetto sii tu, Signore, nostro
Dio, che a noi indegni hai affidato questo prezioso deposito.
Lode e gloria a Te, Trinità ineffabile!». A frotte
accorre tutto il popolo d'Assisi e dei dintorni, per vedere
i prodigi divini, che il Signore di maestà aveva manifestato
nel santo suo servo. Ciascuno innalzava un inno di giubilo,
come il cuore gli dettava, tutti poi benedicevano l'onnipotenza
del Salvatore, che aveva esaudito il loro desiderio. Ma i
figli si dolevano d'essere stati privati di un tale padre
e sfogavano il loro dolore con lacrime e sospiri .
516 Pure, una gioia misteriosa temperava la loro
mestizia e la novità del miracolo riempiva le loro
menti di straordinario stupore. Così il lutto si cambiò
in cantico e il pianto in giubilo. Infatti mai avevano udito
né letto quello che ora vedevano con i loro occhi,
e a stento ci avrebbero creduto se non ne avessero avuto davanti
una prova così evidente. Veramente in Francesco appariva
l'immagine della croce e della Passione dell'Agnello immacolato
(cf. 1Pt 1,19) che lavò i peccati del mondo: sembrava
appena deposto dal patibolo, con le mani e i piedi trafitti
dai chiodi e il lato destro ferito dalla lancia (cf. Gv 19,34).
Vedevano ancora la sua carne, che prima era bruna, risplendere
ora di un bel candore, una bellezza sovrumana, che comprovava
in lui il premio della beata resurrezione. Ammiravano infine
il suo volto simile a quello di un angelo (cf. At 6,15), quasi
fosse vivo e non morto, e le altre sue membra divenute morbide
e flessibili come quelle di un bimbo. Niente contrazione dei
nervi, indurimento della pelle, irrigidimento del corpo, come
suole accadere per chi è morto, ma la stessa mobilità
di movimenti degli esseri viventi!
517 113. Mentre risplendeva davanti a tutti per sì
meravigliosa bellezza e la sua carne si faceva sempre più
diafana, era meraviglioso scorgere al centro delle mani e
dei piedi, non i fori dei chiodi, ma i chiodi medesimi formati
di carne dal color del ferro e il costato imporporato dal
sangue. E quelle stimmate di martirio non incutevano timore
a nessuno, bensì conferivano decoro e ornamento, come
pietruzze nere in un pavimento candido.
518 I suoi frati e figli accorrevano solleciti e
piangendo baciavano le mani e i piedi del padre amoroso che
li aveva lasciati, ed anche quel lato destro sanguinante,
ricordo di Colui che versando sangue e acqua dal suo petto
aveva riconciliato il mondo (Gv 19,34; Rm 5,10) con il Padre.
Ognuno dei fedeli stimava grandissimo privilegio se riusciva,
non dico a baciare ma anche solo a vedere le sacre stimmate
di Cristo che Francesco portava impresse nel suo corpo (cf.
Gal 6,17). Chi a tal vista non avrebbe gioito più che
pianto, versato lacrime di gaudio piuttosto che di tristezza?
Qual cuore di ferro o di pietra avrebbe resistito all'emozione,
non si sarebbe aperto all'amore di Dio, non si sarebbe munito
di buona volontà? Chi poteva essere così insensibile
o cieco da non comprendere in maniera lampante che quel Santo,
che era insignito sulla terra di così eccezionale grazia
divina, doveva essere pure in cielo contrassegnato da indicibile
gloria?
519 114. O dono davvero speciale e testimonianza
di predilezione, che il soldato sia onorato con quelle stesse
armi gloriose che si addicono al solo re! O prodigio degno
di memoria eterna, o sacramento meraviglioso, degno di perenne
e devoto rispetto, poiché esso rappresenta in maniera
visibile alla nostra fede l'ineffabile mistero per il quale
il sangue dell'Agnello immacolato, sgorgando a fiotti da cinque
ferite, lavò i peccati del mondo! O eccelso splendore
di quella croce che è fonte di vita e dà la
vita ai morti e il suo peso preme così soavemente e
punge con tale dolcezza che in essa la carne morta rivive
e lo spirito infermo si ristora! Quanto ti ha amato Francesco,
se tu l'hai così mirabilmente decorato! Sia benedetto
e glorificato Dio, unico e sapiente, che rinnova i suoi miracoli
per confortare i deboli e mediante le meraviglie visibili
conquistarne gli animi all'amore di quelle invisibili! O meravigliosa
e amorosa disposizione divina, che per fugare ogni dubbio
sulla novità del prodigio, ha compiuto prima con infinita
misericordia in Colui che venne dal cielo quello che poi avrebbe
realizzato nell'uomo della terra! E veramente il padre della
misericordia (2Cor 1,3) ha voluto mostrare di qual premio
sia degno colui che si sarà impegnato ad amarlo con
tutto il cuore: essere cioè accolto tra le schiere
più elette e vicine a Dio, quelle degli angeli.
520 Quel premio anche noi, senza alcun dubbio, potremo
raggiungerlo se, come il Serafino, terremo due ali diritte
sopra il capo (Ez 1,23), se cioè, sull'esempio del
beato Francesco, conserveremo in ogni opera buona purezza
d'intenzione e rettitudine d'azione, così da rivolgerle
a Dio, impegnandoci senza stanchezza a seguire in tutto il
suo volere. É necessario che queste ali siano congiunte,
coprendo il capo (Ez 1,23), poiché il Padre dei lumi
non gradirebbe l'opera buona, se non fosse unita alla purità
d'intenzione. Ha detto infatti il Signore: Se il tuo occhio
è sano, tutto il tuo corpo sarà illuminato,
ma se il tuo occhio è torbido, il tuo corpo sarà
nelle tenebre (Mt 6,23). Occhio semplice poi non è
quello che non vede ciò che va visto, per mancanza
di conoscenza della virtù, e neppure quello che vede
ciò che non va veduto, perché non ha intenzione
pura. É chiaro infatti che nel primo caso non sarebbe
semplice, ma cieco, e nel secondo è malvagio. E le
penne di queste ali indicano l'amore di Dio Padre misericordioso
che salva e il timore di Cristo, giusto giudice; due disposizioni
queste che devono staccare le anime degli eletti dalle cose
terrene, reprimendo le cattive tendenze e suscitando casti
sentimenti. Il secondo paio di ali simboleggia il duplice
precetto della carità verso il prossimo: confortare
l'anima con la parola di Dio e aiutare il corpo con i mezzi
materiali. Difficilmente esse si congiungono, perché
assai di rado un'unica persona può attendere ai due
compiti; le loro penne rappresentano le diverse opere per
svolgere la funzione di consiglio e soccorso al prossimo.
Le ultime due ali devono coprire il corpo ogni volta che questo,
denudato a causa del peccato, viene di nuovo rivestito dell'innocenza
mediante il pentimento e la confessione. Le loro penne raffigurano
tutti i buoni affetti e desideri suscitati nell'anima dalla
detestazione delle colpe e dal desiderio di giustizia.
521 115. Tutto questo realizzò a perfezione
il beato padre Francesco, che ebbe figura e forma di Serafino
e, perseverando a vivere crocifisso, meritò di volare
all'altezza degli spiriti celesti. E veramente non si staccò
mai dalla croce, perché non si sottrasse mai a nessuna
fatica e sofferenza, pur di realizzare in sé e di sé
la volontà del Signore.
522 I frati che vissero con lui, inoltre sanno molto
bene come ogni giorno, anzi ogni momento affiorasse sulle
sue labbra il ricordo di Cristo; con quanta soavità
e dolcezza gli parlava, con quale tenero amore discorreva
con Lui. La bocca parlava per l'abbondanza dei santi affetti
del cuore, e quella sorgente di illuminato amore che lo riempiva
dentro, traboccava anche di fuori. Era davvero molto occupato
con Gesù. Gesù portava sempre nel cuore, Gesù
sulle labbra, Gesù nelle orecchie, Gesù negli
occhi, Gesù nelle mani, Gesù in tutte le altre
membra. Quante volte, mentre sedeva a pranzo, sentendo o pronunciando
lui il nome di Gesù, dimenticava il cibo temporale
e, come si legge di un santo, «guardando, non vedeva
e ascoltando non udiva». C'è di più, molte
volte, trovandosi in viaggio e meditando o cantando Gesù,
scordava di essere in viaggio e si fermava a invitare tutte
le creature alla lode di Gesù. Proprio perché
portava e conservava sempre nel cuore con mirabile amore Gesù
Cristo, e questo crocifisso, perciò fu insignito gloriosamente
più di ogni altro della immagine di Lui, che egli aveva
la grazia di contemplare, durante l'estasi, nella gloria indicibile
e incomprensibile seduto alla «destra del Padre»,
con il quale l'egualmente altissimo Figlio dell'Altissimo,
assieme con lo Spirito Santo vive e regna, vince e impera,
Dio eternamente glorioso, per tutti i secoli. Amen!